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Secondo Chakra

Dall'Uno al Due, dalla solidità alla liquidità, dalla sopravvivenza alla generazione della vita. Il ventre è il luogo dove la vita si incarna e si manifesta, è la sede del desiderio, dell'attrazione, del piacere, del legame con il mondo e con la realtà, del cordone ombelicale. È il luogo vuoto mai sazio, sempre da riempire con nuove cose, è il motore, la causa del movimento, della ricerca interiore e nella realtà, la ricerca dell'altro, il desiderio di fondersi, di liquefarsi, di annientare la polarità nell'unicità, la fusione dell'estasi e dell'amore.
Il Secondo Chakra risiede nella parte inferiore dell'addome, comprende parte dell'intestino e organi genitali femminili, è in stretto collegamento con la procreazione, il desiderio, ma anche la liberazione dagli attaccamenti, dai legami e dal passato.
L'elemento di questo Chakra è l'Acqua, le funzioni che lo riguardano sono in contatto con i liquidi: circolazione, eliminazione urinaria, sessualità, riproduzione.
Al Secondo Chakra sono collegate le ghiandole gonadi, dal greco gónos, generazione, riproduzione. Le ovaie sono situate nella cavità pelvica ai due lati dell'utero. Portano a maturazione le cellule germinali (funzione gametogenica) e secernono gli ormoni sessuali femminili (funzione endocrina).

 

La Terra, lo Yin
Le ovaie producono due tipi di ormoni steroidei: gli estrogeni ed il progesterone.
Gli estrogeni sono sintetizzati a partire dal colesterolo e vengono prodotti anche dalla corteccia surrenale e dalla placenta. Svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo delle caratteristiche femminili e nel mantenimento della libido sessuale. Il progesterone ha l'effetto di preparare l'endometrio che è la mucosa che riveste la parete uterina, a ricevere l'uovo fecondato.

L'Intestino
Le cellule endocrine gastrointestinali secernono numerosi ormoni tra cui: gastrina, che stimola la produzione di acido e di enzimi digestivi e aumenta la motilità, enterocrinina, che stimola la produzione di muco alcalino, secretina, che stimola la produzione di tamponi alcalini, colecistochinina, che stimola la produzione di enzimi pancreatici, peptide intestinale vasoattivo, che dilata i vasi intestinali e inibisce la produzione di acido.
L'intestino è sistemato nella parte centrale della cavità addominale, può essere suddiviso in due distretti: l'intestino tenue o piccolo intestino, che provvede al completamento delle funzioni digestive e all'assorbimento, cioè al passaggio nel sangue e nella linfa delle sostanze nutritive; e l'intestino crasso o grosso intestino, che svolge funzioni di riassorbimento dei liquidi ed escretorie. L'intestino tenue comprende il duodeno (così chiamato perché lungo dodici dita), il digiuno (così chiamato perché gli antichi medici, nelle loro dissezioni, lo trovavano spesso vuoto) e l'ileo, che termina con la valvola ileocecale, che separa il piccolo dal grosso intestino. L'intestino crasso è composto da cieco (così chiamato perché ha un'entrata ma non un'uscita), colon (ascendente, trasverso e discendente) e retto. Attraverso il piloro, il chimo formatosi nello stomaco giunge nel duodeno in cui arriva la bile (dal fegato) ed il succo pancreatico (dal pancreas); quest'ultimo contiene enzimi che digeriscono i grassi, gli amidi, e le proteine, come per esempio l'amilasi. Durante questa fase del processo digestivo intestinale, avviene la trasformazione del chimo in chilo, sostanza omogenea, biancastra e fluida, simile a latte denso. Dopo il duodeno, l'intestino tenue prosegue con il digiuno e l'ileo, che s'immette attraverso la valvola ileo-cecale nel colon.
Nella parte in cui inizia l'intestino crasso (nel cieco), si attacca l'appendice vermiforme, così denominata perché somigliante a un lungo lombrico. Pare abbia funzioni di difesa antinfettiva, un po' come le tonsille nella gola, non per nulla è stata definita «tonsilla dell'addome». Nell'intestino grosso non entrano che le scorie della nostra alimentazione, ricche soprattutto di acqua. È proprio qui che l'acqua viene sottratta alle scorie le quali, dopo essere passate attraverso il colon ascendente, traverso e discendente, vengono finalmente espulse tramite le feci.
È principalmente nell'intestino tenue che avviene la vera e propria digestione del cibo, attraverso la sua scissione nelle singole componenti (analisi) e l'assimilazione. La funzione dell'intestino tenue è appunto l'analisi, la scissione, il dettaglio: il cibo viene valutato, sfruttato e assimilato.

 

Paura e diarrea
L'intestino tenue è un ottimo indicatore delle paure esistenziali. Uno dei sintomi più frequenti che lo riguardano è la diarrea. In termini popolari si usa dire «farsela addosso dalla paura» infatti la diarrea mostra una problematica legata all'ansia e alla paura. Quando si ha paura, non si ha il tempo di confrontarsi analiticamente con le impressioni, ce ne si libera senza digerirle.
Nell'intestino crasso la digestione vera e propria è già finita. Qui al residuo indigeribile del cibo viene tolta l'acqua.

Il secondo cervello
Recenti studi 1 hanno scoperto l'esistenza di un secondo cervello oltre quello cefalico, localizzato nelle pareti dell'intestino. Non ci siamo mai accorti dell'esistenza del cervello intestinale, solo perché la coscienza si pensa risieda nella testa, ma molte decisioni spesso sono prese dalla pancia o, meglio, dai centri nervosi lì appena scoperti.
In tutte le culture, nei modi di dire, nel senso comune, la pancia è tradizionalmente la sede principale dei sentimenti e delle emozioni.
Per gli scienziati, essa conteneva un semplice tubo, governato da riflessi, finché a qualcuno non è venuto in mente di contare le fibre nervose dell'intestino ed ha così scoperto l'esistenza del cervello intestinale, quasi una copia di quello della testa. Entrambi producono sostanze psicoattive, che influenzano gli stati d'animo.
Il cervello intestinale lavora in modo autonomo e invia più segnali al cervello di quanti non ne riceva da esso. Aiuta a fissare ricordi legati alle emozioni, può ammalarsi, soffrire di stress e sviluppare proprie nevrosi, prova sensazioni, pensa, ricorda.
Che bisogno c'era di due cervelli?
Nella scatola cranica tutto non ci stava, per far passare i collegamenti col resto del corpo il collo avrebbe dovuto avere un diametro molto grosso. E poi, appena dopo la nascita, il neonato deve mangiare, bere, digerire: meglio che queste funzioni siano autonome. Durante la formazione dell'embrione, quindi, una parte delle cellule nervose viene inglobata nella testa, un'altra nell'addome. I collegamenti tra i due sono tenuti dal midollo spinale e dal nervo vago.
Al secondo cervello sono associate «le decisioni viscerali», spontanee e inconsapevoli: hanno un ruolo importante la gioia e il dolore. Per studiare la mente intestinale è nata una nuova scienza: la neurogastro-enterologia, le cui basi furono gettate, a metà dell'800, da Leopold Auerbach, un neurologo tedesco. Quella che per noi è solo una bistecca, per l'intestino è una realtà fatta di milioni di sostanze chimiche da analizzare, per decidere se si tratta di elementi da assorbire, di un veleno o di un microrganismo da tenere a distanza.

 

Il tunnel interiore e la calma del colon
L'intestino è il tunnel interiore, il luogo del passaggio, dello scorrimento, dell'assorbimento del nutrimento, rappresenta la capacità di vivere traendo il giusto frutto dalle esperienze della vita, vivere con amore e consapevolezza; il tenue è l'organo di scarico del cuore, si apre nella bocca, e ci dice che tutto è amore, che ogni cosa che entra dentro di noi, il cibo, la materia, l'aria, l'energia, può essere assimilata e trasformata in nutrimento. Come la paura ci porta a chiudere la bocca dello stomaco, a bloccare il respiro, a creare l'immobilità come mimetizzazione, il sintomo tipico del colon è la diarrea, cioè la fuga, il mollare tutto e scappare, il rifiuto e la paura dell'amore, del nutrimento, l'impossibilità di far entrare e di crescere attraverso l'esperienza. Il colon ci insegna a stare nelle cose con fiducia e calma, a lasciar passare i momenti difficili senza fare di tutto per sbarazzarcene, senza fuggire o fare le cose in fretta e furia. Un trattamento di Reiki alla pancia rilassa l'intestino, gli restituisce elasticità e funzionalità, calore e tranquillità.
Sdraiarsi e mettersi le mani sulla pancia ha una azione fortemente efficace sul dolore interiore spesso connesso alla paura di non farcela, alla paura di morire.

Avarizia e stitichezza
Un disturbo frequente che riguarda l'intestino è la stitichezza che può esprimere tematiche in relazione all'avarizia: fin dai tempi di Freud, la psicanalisi interpreta l'evacuazione come l'atto di dare e donare. Come l'intestino tenue può corrispondere al pensiero consapevole, analitico, così l'intestino crasso può rivelare l'inconscio e la stitichezza può esprimere la paura di far venire alla luce i suoi contenuti.
Gli organi correlati all'intestino tenue sono il cuore ed i polmoni, il cervello. Come i polmoni, a cui è energeticamente collegato, il crasso svolge una funzione di scambio, di restituzione, di donazione. Ecco perché un comune sintomo quale la stitichezza ci pone in contatto con la nostra difficoltà di donare e di donarci, di riconoscere il nostro valore, di lasciarci andare, di mostrare la nostra vulnerabilità o semplicemente lasciar andare il vecchio, quello che non ci serve più. La stipsi somiglia all'asma, trattengo dentro di me i prodotti di scarto del metabolismo perché ho paura di rimanere solo, di essere abbandonato, di non essere protetto.
Per altro, il crasso rappresenta anche bene l'inconscio, l'Ade interiore, il regno dei morti, i ricordi che ci legano a un passato che è passato e quindi morto, inesistente.

 

Utilizzare e Lasciare Andare
Niente di più dannoso per l'intestino che vivere di ricordi o serbare rancore per il passato, perché ciò equivale a dire al nostro organismo di trattenere e custodire gelosamente tutti i prodotti di scarto e quindi riempirci di tossine e veleni. Ancora una volta il nostro corpo dimostra di possedere una profonda saggezza insegnandoci a vivere giorno per giorno, svuotandoci e riempiendoci con moderazione, tranquillità e fiducia, a lasciar andare con serenità e morbidezza, senza fissarsi sul dolore (emorroidi) per ciò che è stato.
Ciò che conta è vivere l'esperienza, bella o brutta, felice o dolorosa, leggera o pesante (assimilazione), integrarne per qualche tempo le reazioni emozionali e mentali (assorbimento dei liquidi e dei sali minerali), e infine, rapidamente ed efficacemente, lasciar andare ogni residuo attaccamento o rimpianto, godendo di un rinnovato senso di leggerezza (evacuazione). Se ho paura di vivere intensamente, in maniera responsabile e con amore ogni prezioso istante della mia vita, se non riesco a realizzare la mia vita e la mia personalità, perdo energia (diarrea, polipi, colite ulcerosa, perdite di sangue, muco, acqua e sali minerali, enterite) oppure la blocco all'interno, la trattengo (stipsi, ernie, occlusioni, fecalomi, diverticoli).

Tratto da ''Il Grande Manuale del Reiki'' autore: Carmignani, Magnoni, Oggioni ed. L'Età dell'Acquario.

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